Vulcani e terremoti

I vulcani e i terremoti sono conseguenza di fratture e di movimenti della crosta terrestre, la parte più esterna e superficiale della Terra. Questa non costituisce un blocco unico, ma assomiglia piuttosto allo scudo di una tartaruga, è formata infatti da numerose zolle o placche in movimento.

placche

I vulcani sono aperture naturali della crosta terrestre attraverso cui il magma (un insieme di rocce fuse, acqua e altre sostanze fluide e gassose) sale fino a uscire in superficie sotto forma di lava (materiale fluido incandescente), gas o materiale piroclastico (ceneri, lapilli, frammenti di lava solidificata).

In un vulcano si distinguono il serbatoio magmatico, più o meno profondo, che lo alimenta; il condotto o camino, attraverso cui il materiale magmatico è spinto in superficie; il cono, eventualmente formato dall’accumulo dei prodotti eruttivi e il cratere da cui sgorga la lava.

struttura_vulcano

La qualità (acida, basica, neutra) del magma determina sia il tipo di attività sia la forma di un vulcano. Il magma basico dà eruzioni effusive, quello acido eruzioni esplosive, quello neutro dà origine a manifestazioni miste. L’eruzione effusiva si verifica nei vulcani hawaiani, quella esplosiva in vulcani come La Pelée (Martinica) e  il Krakatoa (Indonesia). L’Etna (Sicilia), avendo un magma di tipo intermedio-basico, ha eruzioni in prevalenza effusive. Vulcano (Sicilia), Vesuvio (Campania) e Fuji (Giappone), avendo un magma di tipo intermedio-acido, hanno eruzioni prevalentemente esplosive.

In base alla forma del cono i vulcani si suddividono in vulcani a scudo e vulcani a cono. I primi hanno fianchi con pendenze moderate, perché dovuti a eruzioni di tipo effusivo, i secondi hanno coni con pendenze notevoli, perché originati da eruzioni esplosive (il magma acido è molto viscoso e si solidifica piuttosto in fretta).

Esistono poi i vulcani sottomarini, che sono quelli più diffusi sulla Terra: si tratta di spaccature della crosta oceanica da cui fuoriesce magma e gas. Da essi si originano le dorsali oceaniche, le isole e gli arcipelaghi di origine vulcanica. Quanto alla forma possono essere semplici spaccature, vulcani a scudo o anche vulcani a cono.

Sono considerati attivi quei vulcani che entrano periodicamente in eruzione. Si dicono quiescenti (cioè a riposo) quelli che per lunghi periodi non hanno avuto eruzioni, ma nei quali l’emissione di gas testimonia che i vulcani non sono ancora spenti. Spenti sono infine quei vulcani che da moltissimo tempo non danno alcun segno di vita.

La zona della Terra in cui vi è la più alta concentrazione di vulcani attivi è la cosiddetta Cintura di fuoco, che, dalle coste occidentali dell’America, prosegue in Asia con una miriade di isole vulcaniche grandi e piccole che lambiscono il continente, dal Giappone fino alla Polinesia.

Manifestazioni di vulcanesimo secondario (legate a vulcani in stato di quiescienza o prossimi a estinguersi) sono le solfatare, i soffioni, le fumarole, le attività termali e i geyser.

 

I terremoti sono costituiti da violenti movimenti della crosta terrestre. Il punto sotterraneo da cui partono le onde sismiche è detto ipocentro; il primo punto della superficie (che si trova sulla verticale dell’ipocentro) che viene raggiunto dalle onde, detto epicentro, è il luogo in cui si sprigiona maggiormente la potenza del terremoto.

epicentro e ipocentro

I movimenti sismici sono ondulatori quando si spostano in senso orizzontale; sussultori quando si diffondono in senso verticale.

Lo strumento utilizzato per “registrare” i fenomeni sismici è detto sismografo. Questo fornisce la rappresentazione grafica dell’andamento di un terremoto attraverso un sismogramma. Analizzando il sismogramma si può avere un’idea dell’intensità del terremoto e della distanza del sisma dal punto in cui è avvenuta la registrazione.

sismogramma

I gradi di un terremoto si misurano in base a due scale: la scala Richter (con grado massimo 10) che misura la “magnitudo”, cioè la quantità totale di energia liberata, e la scala Mercalli (che ha fino a dodici gradi di intensità) che misura i terremoti in base all’entità dei danni causati nella zona colpita.

I terremoti non sono sempre catastrofici; molto più spesso sulla Terra si verificano piccole scosse telluriche che non vengono percepite dall’uomo, ma solo dai sismografi. Ogni anno nel mondo si verificano migliaia di scosse sismiche, ma in media sono solo poche decine quelle che provocano danni gravi.

I terremoti non sono distribuiti sulla Terra in modo uniforme, si verificano infatti soprattutto dove esistono fratture e tensioni della crosta terrestre. In particolare le zone più soggette ai terremoti si trovano in prossimità delle linee di convergenza delle zolle crostali; lungo queste linee, infatti, le zolle premono l’una contro l’altra deformandosi a vicenda e accumulando nel tempo un’enorme tensione. Tutte le volte che questa tensione si libera di colpo si origina un terremoto. I fenomeni sismici, dunque, sono strettamente collegati all’orogenesi (formazione delle montagne) e al vulcanesimo, cioè sono frequenti nelle terre geologicamente più giovani, dove il sollevamento delle montagne è ancora in atto. Anche l’Italia, purtroppo, trovandosi lungo la linea di convergenza tra la zolla crostale africana e quella euroasiatica, è una regione altamente sismica, oltre che ricca di fenomeni vulcanici. Una zona ad altissimo rischio sismico è naturalmente quella, già citata, della Cintura di fuoco.

 

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