La Terra

ORIGINE

La Terra, insieme agli altri pianeti del sistema solare, si formò circa 5 miliardi di anni fa dalla materia di una nebulosa, che andò concentrandosi girando intorno a un centro. Si pensa che la Luna abbia avuto origine poco dopo, probabilmente a seguito dell’impatto tra la Terra e un piccolo pianeta. Con l’urto parte della massa del pianetino si unì alla Terra, parte si perse nello spazio, aggregandosi in un satellite orbitante intorno al nostro pianeta, la Luna, appunto.

 

CARATTERISTICHE FISICHE, FORMA E STRUTTURA

La Terra è il terzo pianeta a partire dal Sole (da cui dista circa 149.500.000 Km) e il quinto per dimensioni. È composta in prevalenza da ferro, ossigeno, silicio e magnesio.

Il nostro pianeta è un geoide, ha cioè la forma di una sfera leggermente schiacciata ai poli e rigonfia all’Equatore.

Diametro e circonferenza massima all’Equatore sono rispettivamente di 12.756 e 40.076 Km. 510.000.000 km2 misura la superficie totale della Terra, il 71% circa della quale è ricoperta dalle acque.

La Terra è circondata da una tenue atmosfera (un composto gassoso costituito per lo più da ossigeno e azoto), la cui densità diminuisce gradualmente allontanandosi dal suolo. Ad essa e all’acqua, presente nelle tre forme, solida, gassosa e liquida, si deve la presenza di forme di vita sul nostro pianeta.

La Terra è divisa in strati. Sotto la crosta terrestre c’è il mantello. La parte più interna della Terra, al di sotto del mantello, è il nucleo, che ha uno spessore di circa 3500 km ed è diviso in due strati, uno esterno, liquido, e uno interno, solido, entrambi a temperatura elevatissima e formati in prevalenza da ferro. Il nucleo esterno è un conduttore di elettricità, pertanto, a causa del movimento di rotazione del nostro pianeta, esso produce il campo magnetico terrestre per effetto dinamo. In questa zona sono presenti moti convettivi (movimenti, cioè, determinati dalle differenze di temperatura) che trasportano calore verso il mantello.

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La tettonica a placche (o tettonica a zolle)

La crosta terrestre non è continua e compatta, ma assomiglia piuttosto al guscio di una tartaruga, perché ha fratture che la suddividono in circa venti parti, chiamate zolle o placche. A causare le fratture sono i movimenti del mantello, un’enorme massa di magma fluido sopra cui le placche si muovono un po’ come zattere in mezzo al mare. Questi movimenti, simili a quelli dell’acqua che bolle, prendono il nome di moti convettivi.

A intuire per la prima volta il movimento delle masse continentali fu lo scienziato tedesco Alfred Wegener, che, nel 1915 formulò la teoria della “deriva dei continenti”. Secondo tale teoria, in origine sulla Terra ci sarebbe stato un unico blocco di terre emerse, galleggianti sul magma sottostante; questo continente, definito Pangea (= tutta terra), sarebbe stato circondato da un unico immenso oceano, la Panthalassa (= tutto mare). Nel corso di milioni di anni, l’enorme massa continentale, sotto la spinta dei moti convettivi del mantello, si sarebbe prima divisa in due e poi ulteriormente frammentata, fino a dare origine agli attuali continenti (Asia ed Europa, Africa, America, Oceania e Antartide).

La tettonica a placche è una teoria recente che, inglobando le idee di Wegener, è arrivata a spiegare anche altri fenomeni dovuti ai movimenti delle placche[1], come la nascita delle montagne, le eruzioni vulcaniche e i terremoti.

Quando due placche continentali si avvicinano e si scontrano, ad esempio, si ha un corrugamento e quindi la nascita di catene montuose (orogenesi). Quando una placca scivola sotto un’altra si genera una fossa oceanica. Quando due placche si allontanano il magma che emerge può formare dei vulcani.

Generalmente il movimento delle placche è lento e impercettibile (pochi cm all’anno), tuttavia in alcuni momenti e in alcune zone, a causa delle pressioni, delle tensioni o degli attriti tra le masse rocciose, questo movimento avviene in maniera così improvvisa e repentina da provocare un terremoto. Ecco perché i terremoti si verificano soprattutto nelle aree più vicine ai margini delle placche.

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MOVIMENTI

La Terra non è immobile nell’universo, ma compie alcuni movimenti, in particolare:

–       un moto di rotazione in senso antiorario, da ovest verso est, attorno al proprio asse (che passa per i poli ed è inclinato di circa 23,5°); da questo moto, che dura circa 24 ore, dipende l’alternanza del giorno e della notte;

–       un moto di rivoluzione intorno al Sole, moto che la Terra compie in 365 giorni e sei ore e che avviene secondo una traiettoria ellittica; da questo moto, oltre che dall’inclinazione dell’asse terrestre di cui prima si è detto, dipende l’alternarsi delle stagioni.

Le quattro stagioni astronomiche (primavera, estate, autunno e inverno) hanno inizio quando la Terra rispetto al Sole viene a trovarsi in precise posizioni. Questo avviene:

  • il 21 marzo (equinozio di primavera – giorno che segna la fine dell’inverno e l’inizio della primavera);
  • il 21 giugno (solstizio d’estate – giorno che segna la fine della primavera e l’inizio dell’estate);
  • il 23 settembre (equinozio d’autunno – giorno che segna la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno);
  • il 21 dicembre (solstizio d’inverno – giorno che segna la fine dell’autunno e l’inizio dell’inverno);

 

I giorni del solstizio sono quelli in cui si ha la durata massima (solstizio d’estate) o minima (solstizio d’inverno) della luce.

Nei giorni dell’equinozio, invece, la durata della luce è uguale a quella del buio.

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RETICOLATO GEOGRAFICO

Per individuare in modo univoco un punto sulla superficie terrestre l’uomo ha fatto ricorso a una serie di linee immaginarie, i meridiani e i paralleli, che insieme formano quello che è detto reticolato geografico.

I meridiani sono 360 e passano per i poli; il meridiano fondamentale (meridiano 0°) è quello che passa per l’osservatorio astronomico di Greenwich (nei pressi di Londra).

La circonferenza che divide la Terra in due metà orizzontalmente si chiama Equatore ed è il  parallelo 0°. Gli emisferi in cui l’Equatore divide la Terra sono detti boreale quello a nord e australe quello a sud. I paralleli, che non si toccano mai tra loro e sono paralleli all’Equatore, sono 180 e diventano sempre più piccoli man mano che ci si avvicina ai poli.

Tra i paralleli più importanti ci sono il Tropico del Cancro, il Tropico del Capricorno, il Circolo polare artico e il Circolo polare antartico.

Se si mettono insieme meridiani e paralleli si ottengono le coordinate geografiche che ci aiutano a trovare un luogo sulla Terra.

Esse sono la latitudine e la longitudine e vengono espresse in gradi, minuti e secondi.

La latitudine indica la distanza angolare di un punto dall’Equatore.

La longitudine indica la distanza angolare di un punto dal Meridiano di Greenwich.

Se un punto si trova a nord dell’Equatore si parla di latitudine nord, se si trova a sud di latitudine sud.

Se un punto si trova a est del Meridiano di Greenwich si parla di longitudine est, se si trova a ovest di longitudine ovest.

Le coordinate geografiche di Milano, ad esempio, sono lat. 45°27′50.98″ N – long.  9°11′25.21″ E.

Geodesie


[1] Le placche possono muoversi una verso l’altra, allontanarsi una dall’altra oppure scorrere una accanto all’altra. I margini delle prime sono detti convergenti, quelli delle seconde divergenti e quelli delle terze trascorrenti.

 

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